La Corte Costituzionale è stata investita da due ordinanze di rimessione (GIP Tribunale di Pavia e Tribunale di Cassino) relative all’applicazione dell’art. 131-bis, terzo comma, n. 3, c. p.., che esclude la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto per il delitto di estorsione.
In entrambi i procedimenti penali l’accusa aveva contestato all’imputato il 𝗿𝗲𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗲𝘀𝘁𝗼𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲, per un episodio ritenuto dal giudicante di particolare tenuità che, tuttavia, non poteva beneficiare dell’applicazione dell’esimente, in ragione del divieto espresso sopracitato.

La Corte Costituzionale, investita delle questione di legittimità costituzionale, ha accolto la censura per violazione dell’art. 3 della Carta Costituzionale operando una comparazione con il reato di rapina, per il quale la preclusione è prevista soltanto per l’ipotesi ex art. 628 co. 3 c.p. e non per l’ipotesi di rapina semplice.
La pronuncia ha evidenziato che le fattispecie penali sono accomunate da:
–Identici beni giuridici tutelati: patrimonio e libertà di autodeterminazione;-Identica pena edittale: reclusione da 5 a 10 anni;
-Medesime circostanze aggravanti speciali;
-Stessa disciplina processuale (arresto facoltativo in flagranza);
-Medesima disciplina sui benefici penitenziari per le forme aggravate;
-Per entrambi è stata introdotta l’attenuante del fatto di lieve entità;
La Corte, con la sentenza n. 44/2026, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 131-bis, terzo comma, n. 3, c. p., nella parte in cui prevede che l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando si procede per il delitto tentato previsto dall’art. 629, primo comma, c. p., in quanto tra i due reati (rapina ed estorsione) esiste un’evidente omogeneità sotto il profilo dell’offensività.
